Per la redazione: Kengaku Pinciara, Hakuho Sottile, Mokuryo Maurizio
Per le foto: Francesco Myoshin Censi e Fabio Faccin
La visita antica
Da Komyoji alla residenza del conte Luchino Dal Verme, non c'è veramente più di dieci minuti d'auto. Questo è quanto si crede. Pure, il viaggio è stato lungo, molto più lungo, tanto è vero che il primo incontro che il conte ha propiziato è stato con una quercia di 300 anni.
Antico e nobileprima di qualunquetitolo, quest'uomo. Ci accoglie furbescamente facendo finta di appoggiarsi ad un bastone che, difatti, poco dopo, confida di non essergli di alcun aiuto; quindi ci conduce in uno spiazzo ombroso e magnifico di prato e pietre. Si siede, lui che visto da dietro sembra Krishnamurti, con alle spalle un portale romanico ed il palco è montato. Da qui in avanti il conte Luchino, arringherà la folla che siamo meravigliosamente ad occhi chiusi.
Cominciando, lui che sa tutto, dicendo di non saper che dire.
“Che volete sapere?
Questa pianta dà fastidio perché i pompieri non possono venir su… quindi questa pianta non si tocca!”
E' partito bene, il conte. A testa in giù V'è, in lui, una ragione che è oltre ogni ragionevolezza, una ragion d'essere che viene da un'altra parte. Cuore. Viene prima l'albero o i pompieri?
“Mi sembra divertente! Quanti giovani…Io ne ho novantatre!
Tenterò di farvi un quadro di com'era sessanta anni fa.. ma non so se capirete.. Cos'è questo coso qui?… E' un registratore. Ah! Io continuo a meravigliarmi… mio nipote, per esempio, non si meraviglia più.
Questa è la differenza. Una sola cosa non è cambiata rispetto alla miseria ed alla fame… I rapporti fra gli uomini, che è peggiorata. Questo incontro contraddice completamente quanto sto dicendo. Che ci fate voi qui? La mia vita è ricchissima d'incontri ed è stata una vita fortunata. Ma l'incontro te lo devi guadagnare.
Dell'incontro vero te ne accorgi dopo. Amen!”
La guerra, l'8 settembre, la lotta partigiana. E la fierezza di un viso e di una voce che ancora oggi si domandano se tutto è stato
giusto nell'agire.
“L'importanza della famiglia… Ho avuto una grazia.. Non è fortuna.. no, è grazia… Bisogna festeggiare ogni giorno…
Ho avuto paura solo ad Aprile del '45. Amen..
Il coraggio non è nient'altro che il superamento della paura.
Finita la guerra cosa fare per dare da mangiare a tutti? Ho fondato cooperative. Finita la guerra so tutto sull'onore, sulle armi, ma non so niente di economia…
Devo andare ad un convegno alla Bicocca e mi mancano le 50 lire necessarie per andare a Milano. Ma, qui, a casa mia e con i miei uomini, è tutto distrutto, le cascine bruciate… Mi sono dato da fare… ed eccomi qua”.
Poi è venuta la gentilezza e la calda accoglienza della moglie Francisca, lo sguardo sereno e gli ammiccamenti tra i più giovani sposi che abbia mai visto. Soltanto sessanta anni di vita in comune!
A nome della Comunità Zen di Komyoji grazie.
E' davvero così: gli incontri bisogna meritarseli.
Luchino Dal Verme nasce a Milano nel 1913.
Di famiglia aristocratica lombarda (il casato, d'origine veronese, nasce nel 1320 con l'omonimo Luchino Dal Verme, capitano di ventura, e viene in seguito infeudato ai Visconti), "Maino", questo il nome di Dal Verme durante la Resistenza, ha preso parte alla Guerra di liberazione, contribuendo dopo l'8 settembre 1943 all'organizzazione delle prime formazioni partigiane operanti in provincia di Pavia.
"Maino", prima come comandante dell'88° Brigata "Casotti" e poi, come comandante della Divisione garibaldina "Antonio Gramsci", ha dato un contributo fondamentale alla resistenza armata nell'Oltrepò Pavese.
Il suo impegno radicato nei confronti della gente lo ha condotto, al termine del conflitto, a porsi in prima persona il problema del reinserimento degli uomini delle brigate, che avevano combattuto al suo fianco, in una realtà territoriale completamente allo sbando.
Assillato da sempre dal problema ambientale e resosi conto che le politiche agricole erano state fino ad allora di sfruttamento, decide di fare il possibile per mantenere gli uomini sul territorio e dà vita alla prima piccola azienda agricola coerente con i propri principi di fondo da cui tutti possano trarre i giusti mezzi di sussistenza.
La sua iniziativa, che nel corso degli anni ha accolto anche numerosi extracomunitari, rende ancor oggi il territorio che circonda Torre degli Alberi (nel comune di Ruino) l'unica zona dell'Oltrepò Pavese che può vantare un incremento della popolazione in un quadro di generale diminuzione.
Centro Zen Komyoji
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