Senza risparmiarsi e senza strascichi
In questo ritiro mi è stato assegnato il compito di osservare, spronare, sostenere la pratica di ognuno di voi che avete condiviso la sesshin, lasciando all'Abate, forse per la prima volta nella storia di Komyoji, qualche attimo in più da dedicare alla necessaria concentrazione e all'indispensabile silenzio.
Compito che, è bene dirlo subito per non farsi illusioni, ho assolto malamente.
Per dieci giorni ho svegliato il tempio al nuovo giorno, condividendo con uno di voi - ogni volta diverso - la bellezza del succedersi dal buio alla luce e dal sonno alla veglia. Per dieci giorni ho fatto del mio meglio affinché tutto fosse a posto: gli altari allineati, gli incensieri puliti, le candele fiammanti e lo spirito
ello zendo forte e quieto.
Dico dieci giorni e dico male; in verità viverlo è un tempo solo nel quale si succedono momenti diversi: la sveglia, appunto, che scrolla di dosso i rimasugli di sogni, il samu, il tè con il suo solenne salutare i Patriarchi, il maestro e noi stessi in quanto uomini e donne della Via; quindi il lavoro, il pasto, il caffè, fino agli zazen della giornata che, chissà come, in unico respiro portano sereni alla cena e alla conclusione della giornata nel silenzio teso della recitazione serale.
In tutto questo, quel che ho visto e che spero non mi abbandoni più è: senza risparmiarsi e senza strascichi.
Semplici parole che possono però condurre senza deviazioni. Senza risparmiarsi, fino a che le gambe stanno su; senza strascichi, perché qualunque sia l'esito del tuo agire, non c'è risultato né guadagno, sia nell'errore sia, soprattutto, nel non errore.
Salvatore Hakuho Sottile

In Vetta
Camminare di buona lena, all'alba, nel silenzio e nella frescura del vento. E, nel cammino, trasmutarsi in grano che ondeggia, falchi in picchiata, immobili pietre e flessuosi cerbiatti