Interdipendenza
Il buddhismo insegna che ogni cosa è interdipendente con ogni altra cosa. Lo si capisce molto facilmente con il pensiero, nello stesso modo in cui capiamo che non dobbiamo commettere alcun male, ma alla fine cosa accade nella realtà?
Pur comprendendo l'insegnamento non riusciamo a metterlo in pratica. O siamo degli stupidi o c'è qualcos'altro di molto più potente che sfugge al nostro controllo, alla volontà, e ci fa vivere proprio l'opposto di quello che vorremmo vivere.
Alla fine della sesshin di Aprile mi sono ammalato. Non capivo il perché dato che ho sempre ritenuto salutari i ritiri zen.
Ebbene, gli ultimi due giorni una febbre a 39 e mezzo mi ha bloccato nel letto e uscito il medico ha esaminato le urine e il sangue:…d'urgenza all'ospedale. Un tumore fulminante ? Un’epatite virale? Sta di fatto che dopo le rituali raccomandazioni a Grazia sul da farsi in caso di un non-ritorno, mi sono messo in mano ai medici. Cinque giorni dopo firmavo per tornarmene a casa…. perché nessuno riusciva a venirne a capo.
In conclusione lo stress fisico ha trovato il suo culmine durante la sesshin ed è esploso con un paio di coliche renali, una febbre da cavallo e una colica epatica.
Naturalmente sono ancora sotto controllo ma, per quanto ne dicano i medici, lo zazen ha stappato il vaso di Pandora e tutto quello che era nascosto, represso, ne è uscito.
Male fisico ? Male spirituale ? Per me sono state la stessa cosa, ma se non fossi entrato nella sesshin probabilmente il tutto avrebbe lavorato in profondità e chissà con quali danni. Direte: ma a noi che importa dei tuoi malanni ? Ma il punto non sono i miei guai, ma l'insegnamento buddhista.
Quando il Buddha parla della Legge della causalità parla proprio di questo: ciò che è vivo ti conduce a vivere, ciò che è contro la vita ti porta a morire. Crediamo di poter fare qualunque cosa senza lasciare traccia, ma non è così. Il nostro corpo, come il nostro cervello, registrano attraverso le porte sensoriali tutto ciò che viviamo.
Naturalmente e inconsciamente organizziamo la nostra vita dipendenti dagli effetti di ciò che abbiamo assorbito attraverso i sensi e la coscienza. E', infine, una disarmonia totale che fa nascere la malattia. Nel mio caso la disarmonia tra fegato reni e colecisti ha creato un serio problema perché quando tre organi alterano il loro normale funzionamento, l'organismo va in crisi. La
mancanza di dialogo tra i vari organi crea caos, proprio come nella società.
Per quanto si parli di dialogo interreligioso, interculturale ecc.., sono solo parole spese per fare della retorica. L'autentico dialogo nasce a partire da dentro se stessi.
Quando il fegato strilla, gli altri organi si spazientiscono e sbottano, si lamentano. Non c'è dialogo, tutti parlano contemporaneamente, le reni reclamano attenzione, lo stesso il fegato, i polmoni, il cuore, alla fine è una guerra totale… proprio come accade nella società. Tutti ascoltano solo loro stessi, i loro interessi e l'intero organismo, che è la società, va in crisi. Ora come possono queste persone senza adeguata preparazione condurre la società? Come i medici che volevano curarmi in ospedale. Dopo tre giorni ho chiesto cosa dovevo aspettare visto che mi facevano solo un prelievo e una flebo ogni mattina. "Aspettiamo che ritorni la febbre, che ritorni una crisi così vediamo cosa è". Sono uscito! Ma non c'è da ridere, i mali della nostra epoca si trattano allo stesso modo. Le cause di questi mali si perdono nella profondità del nostro spirito o psiche, chiamatelo come volete.
L'uomo senza Via è smarrito come lo è chi è su una barca di notte in mezzo al mare e non sa la direzione… Se il caos che nasce dalla disarmonia degli elementi è alla base di ogni male, il silenzio, il profondo silenzio ne è la cura. Silenzio non significa stare zitti.
E' l'espressione che sta ad indicare la condizione di pace e serenità nello spirito, ma che non è possibile concretizzare se non la si mette in pratica con tutto se stessi. Ma non basta, perché il più delle volte siamo ciechi e sordi sulla nostra vita. Così avviene che seguendo i nostri interessi sociali, economici, morali, religiosi,
finiamo per non ascoltare più ciò che ci dice il cuore, cioè l'essere tutto intero.
Ritornare a quella condizione di mente corpo e cuore che Taisen
Deshimaru Roshi chiamava "la condizione normale" è la vita nella sesshin. Né più né meno, perché la sesshin è un grande specchio in cui si riflette, nel bene e nel male, l'intera nostra vita.
Grazie,
Kengaku Pinciara