Diario
(PAROLE RUBATE AI DISCORSI DEL MAESTRO KENGAKU PINCIARA DURANTE LA CERIMONIA DEL TÈ)
Non è facile rendere, per iscritto, il flusso vivo di un discorso. Bisogna acconsentire a perdere qualcosa, il calore dello sguardo, la significatività dei gesti, un sorriso che ammicca. Sia indulgente, per ciò, il lettore di questo diario. Non abbiamo saputo fare meglio.
E se qualcosa risulterà poco chiaro, non è da imputare al maestro ma a noi della redazione.
LUNEDI' 23 LUGLIO 2007:
Continuamente cercare: è la sesshin. Occorre sempre cercare il suono giusto, lo sguardo giusto. Con spirito tranquillo. Non per trovare una soluzione, ma per sapere quale è il posto giusto, il gesto giusto, il pensiero giusto. Il corpo studia il corpo; il corpo studia lo spirito; lo spirito studia il corpo; lo spirito studia lo spirito. C'è un quinto livello, ma non se ne può parlare.
Sesshin siamo noi: occorre tornare a casa diversi. Ma dentro restate quieti. Come vecchi patriarchi.
MARTEDI' 24 LUGLIO 2007:
Sesshin è intimità. Fate attenzione alle mani: le dita devono toccarsi l'un l'altro. Non c'è oggetto: avete solo voi stessi. Energia.
E ognuno la sperimenta a proprio modo. E' questo che certifica la vostra pratica. Sperimentare se stessi. Fede nella postura esaurisce ogni oggetto e ricompensa. Questa è la vera personalità e questo passa tra un maestro e un discepolo, non altro. Non sottovalutatevi mai.
L'energia deve riempire il corpo. Fate attenzione: lo spirito non invecchia mai. La gioia è energia. Il corpo della sesshin è il vostro corpo.
GIOVEDI' 26 LUGLIO 2007:
Quando non si vuole dimenticare, il corpo deve avere il tono giusto; e quel che non si dimentica si ritualizza. Non bisogna lasciar entrare tutto dalle porte dei sensi.
VENERDI' 27 LUGLIO 2007:
Dovete credere alle cose che fate. Una volta trovato il giusto gusto del tè, deve essere sempre quello. Non si può spiegare tutto. Tempo e spazio giusti ed è giusta la mia vita.
Siamo ciò che viviamo. Poi, l'illusione offusca questo essere ciò che viviamo. Non è questione di istruttori e d'istruzioni.
Dovete accordare lo spirito. C'è solo un gesto nella vita.
Nel fare le cose che fate dovete goderne voi per primi. La pratica è per se stessi. Incontro. L'arte di cogliere lo spirito: della persona, del momento, del gesto, del luogo.
Cogliere lo spirito che incessantemente cambia.
LUNEDI' 30 LUGLIO 2007:
Per insegnare bisogna usare una mente diversa. Niente nozioni da imparare a memoria; ai principianti non servono le spiegazioni. Lo sforzo del Junko è intuire quel che pensa l'altro in zazen. Ma non dormite. Non riuscirete mai a praticare zen perché nessuno c'è mai riuscito. E' lo sforzo per tendere a… quel che è necessario. Tendere è la Via.
Ridestarsi ogni volta per fare zazen è la Via, penetrare le cose non per fare bene una cosa ma per risvegliarsi.
Se recitate il sutra troppo lentamente vi intossicate. Tutto ha un suo ritmo: bisogna trovare il ritmo giusto. Ritmo e tono. Respiro è ritmo.
E' tramite ritmo e tono che si avvera il risveglio corporeo. Per questo non lo si può insegnare. Questo bisogna insegnare nei dojo: ritmo e tono. Gli anziani devono poi asciugare, condensare…
Questa è compassione.
Amore è talmente sintetico che è un condensato di più universi. La compassione è lo sforzo del genere umano di condensare per esprime in una parola, altrettanto dolce, l'insieme di tante cose che poi si chiamano amore. Ogni cosa che diciamo a tal riguardo è settaria; non coglie la complessità di tutto quel che resta fuori.
Ecco lo sforzo di una parola nella
quale far confluire tutto di ogni cosa, Amore.
Asciugate, asciugate fino a far diventare tutto una linea verticale…una colonna vertebrale.
MARTEDI' 31 LUGLIO 2007:
Ci stiamo educando l'un l'altro. Ecco la Via: familiarizzare con il proprio spirito! Perché siamo lenti? Cercate il ritmo nel vostro cuore. Resuscitate dall'impasse e conoscetevi.
Concentratevi col corpo.
Lasciatevi coinvolgere dall'atmosfera della sesshin. Lasciate scorrere l'energia. Non domandatemi come si fa. Fate col cuore.
MERCOLEDI' 1 AGOSTO 2007:
La sesshin cura ogni male. Insieme e non insieme. Se voi date una forma alla vostra vita allora scoprirete l'armonia. Armonia vuol dire che lo spirito corrisponde di più al gesto.
Movimento/Immobilità. Il Doshi ( l’officiante ) parte veloce, poi, in prossimità dell'altare, rallenta. Più si va avanti più bisogna condensare i gesti. Renderli come forma “asciutta” cioè essenziali.
VENERDI' 3 AGOSTO 2007:
Il dolore alle gambe parte dalla schiena.
Spingere all'altezza della seconda lombare in avanti e in alto. Zazen è un'arte sottile. Non lasciatevi abusare dalla loquela interiore. Bisogna accettare e vedere tutto quanto. La sesshin è un meraviglioso specchio che ci mostra tutto ciò.
Il corpo assume la materia che vive. Dovete padroneggiare lo stile raffinato di Komyoji.
La non-paura è rispetto ai propri demoni. Zazen è portamento inconscio.
SABATO 1 DICEMBRE 2007:
Come si fanno le cose: questo è l'importante. Durante la sesshin non bisogna far muovere troppo la coscienza. Ecco perché il ritmo e i suoni. Preparate lo spirito all'incontro con la sesshin: è come uno sposo che si prepara alla cerimonia. Finché non deciderete dentro di voi di essere insegnanti, non attirerete gente nuova nei dojo.
Questa è la linea del nostro cammino: ascoltare, praticare/imitare, realizzare e infine insegnare. Dopo viene il quinto stadio, di cui si può solo dire che è occuparsi di se stesso, pura gioia e rilassatezza.
DOMENICA 2 DICEMBRE 2007:
Cercare una pratica che non porti in sé mortificazione.
Questo è un punto molto importante. Esserein grado di vedere il non avere aderito alla piena scelta di percorrere la Via come elemento chiave della nostra sofferenza. Aderire alla trasformazione è saggezza, e la saggezza si esercita assestando piccoli colpetti per mantenere la rotta. Seguire la sesshin come fosse corrente marina; poi, di tanto in tanto, puntare sulla riva.
Pratica da noi stessi per noi stessi. Noi e gli altri: la mia pratica perfetta è simultaneamente comunità. Questo è armonizzare i conflitti interiori.
Occuparsi di se stessi non è ego dopo aver fatto il proprio dovere, il proprio dare. E' pace.
LUNEDI' 3 DICEMBRE 2007:
E' la coscienza che deve seguire i suoni e non il contrario. E' il ritmo. Solo così la sesshin diventa facile. La stanchezza si manifesta perché agiamo con la volontà. Ma se il ritmo è giusto, basta seguire, come le formiche. Il Kusen è importante quanto il suono del legno corretto. La sesshin è diretta dal ritmo della sesshin stessa. L'errore fa emergere la coscienza; è questo l'errore vero, non l'errore di partenza. Gusto delicato, e non piatto, anche nei cibi, senza che la coscienza si
muova. Lo spirito della Via: rispetto di se stessi.
Dobbiamo sfruttare le nostre debolezze per praticare la Via. Deve evolvere l'intero nostro corpo fisico e mentale, piuttosto che reprimere la rabbia, potenziare la compassione.
Occorre rimanere in travaglio per tutta la vita.
MARTEDI' 4 DICEMBRE 2007:
Qualunque successo porta dritto alla povertà. La vita di un uomo ricco è spesso povera.
Siamo nudi dall'inizio, cosa possiamo mai esibire? Non esiste sapienza personale; è tutto nell'aria e tutto capiterà quando sarà il momento giusto. Se cerchi Buddha, Buddha si allontana. E' tutto presente. E' tutto qui. Piuttosto che cercare il risveglio vivete costantemente nel risveglio.
La sesshin è una buona occasione per far questo. A furia di fare zazen accadrà di perdere le foglie come gli alberi in autunno.
Questo è diventare sensibili. L'uomo della Via, durante la sesshin, implode dentro manifestandosi poi come compassione silenziosa. Si diventa semplici. Poi, come in primavera, rispunteranno le nostre foglie, solo che ora sorgono dalla terra del risveglio. L'io è nel mondo del limite; se cade scopriamo il non limite. Se cade l'io restano solo le sensazioni ed il respiro. Se è così dov'è la morte?
L'insegnamento vero non è di uno solo (il maestro) ma sempre l'armonia che vive nell'intimità del sangha.
Un solo essere. Essere che, buttato nello zazen, diventa essere eterno. E' Buddha Maitreya. Non c'è bisogno di attendere il suo arrivo. E' già qui.
MERCOLEDI' 5 DICEMBRE 2007:
Se date spazio al pensiero diventate lenti. La nostra visione è pessima perché abbiamo aspettative, e quel che si vede diventa offuscato dal pensiero. Le sequenze delle azioni
non devono dare spazio al pensiero.
Poi, sabato 8 dicembre, siamo andati al Tempio Zen di Fudenji.
Accolti dall'abate, sempre premuroso, che dopo i saluti ci lascia nelle gentili mani di Marosa Myoko, educatrice del Tempio. Un po' di daffare per inserirsi, senza troppo disturbo,
in una sesshin in corso. E, qui, veramente è stato istruttivo vedere con quanta delicatezza e determinazione Marosa Myoko ha risolto una questione non semplicissima. Dopo qualche minuto ognuno dei dieci ospiti di Komyoji avevano un loro posto per l'alloggio e un loro seggio
per lo zazen.
E' stata, per tutti noi, un'esperienza significativa. Qualche dubbio, di tanto in tanto, su quale rampa di scale prendere poi, inaspettato, nella serata di sabato, tutti al cinema.
L'abate, difatti, rimaneggiando il serrato programma del ritiro, a sorpresa decide la proiezione di un interessante film sulle abitudini di vita di una famiglia mongola. Quindi, come se non ne fossimo mai usciti, nuovamente dentro lo zazen. Merita qualche parola, infine, la parte finale del pranzo di commiato di domenica 9 dicembre, allorquando, portata a spalla come si trattasse di una statua, arriva una gigantesca torta raffigurante il risveglio di Shakyamuni. Applausi e, poi, i saluti, grati a tutti gli amici di Fudenji per l'occasione e gli insegnamenti.