Silenzio,
l’atmosfera del dojo,
stanchezza.
Un kyosaku spezzato,
tante voci un solo respiro.
HoKyoZanMai
Lo sforzo si fa quiete,
prima dell’alba
con le gambe doloranti
l’alba si fa limpida e
chiara.
Ecco, venti giorni di
Sesshin.
Umilmente
Il giorno 5 agosto del 2007
Kengaku Pinciara
Venire a Komyoji, da sempre, ha significato
per me sapere come vi arrivavo ma
non sapere come ne sarei partita. Ogni
volta a fine sesshin mi sembra di non riconoscermi
ma di essere più io, ogni volta
ritorno alla mia vita con uno sguardo diverso
da quello con cui l’ho lasciata. Allora
rivedo i passi che man mano mi hanno
riportato a Komyoji come i punti di un
kesa, che a tratti sono ben allineati, a volte
deviano o si frammentano, ma nell’insieme,
visti un po’ più da lontano, formano
una linea diritta che va a comporre un
kesa.
In tutto questo mi sembra di fare una
piccolissima parte, semplicemente consegnarmi
più o meno riluttante a Komyoji e
qui fare la mia parte. E’ questo il miracolo
di un luogo così, noi facciamo solo il primo,
timido passo in questa direzione, il resto lo
fa il sangha, guidato dalla compassione del
Buddha che si incarna nel nostro maestro,
ed ecco che la vita limitata di ciascuno può
respirare profondamente il non limite. Vi
prego di non considerare queste parole
come già sentite, è quello che davvero sto
vivendo ora, mi accorgo che senza di voi,
cari amici, non avrei potuto fare un singolo
passo oltre l’intenzione iniziale, mentre
insieme, senza sforzo anche se lo sforzo c’è
stato, abbiamo dato vita a qualcosa di più
grande di noi. Anche se ora ci separeremo
ognuno di noi saprà di non essere soltanto
sé stesso ma anche, finché lo vorrà, una
cellula di questo corpo che chiamiamo
Komyoji. Quando arriva l’ultimo zazen di
ogni sesshin, da tempo formulo la semplice
preghiera che sia anche il primo della
prossima, come ogni punto del kesa premette
a quello successivo. Allora anche
tutti i passi che percorro tra un punto e l’altro,
nel loro ordine o disordine, si allineano
nel grande kesa della vita. Vi ringrazio poiché
è grazie a tutti voi che posso vivere
questo e mi auguro che ciascuno di noi
possa tenere vivo in un angolo del suo
cuore quel calore che oggi insieme possiamo
assaporare.
Sandra Ko-Rin |
|
Io sono egoista, spesso presuntuoso,
comodo, poco incline ad ascoltare anche se
nel lavoro mi sono riconosciuti altruismo,
modestia, attenzione. In questa sesshin,
dentro alla quale mi sono scaraventato
dopo un periodo di grande attività lavorativa
e poco zazen, ho potuto vivere con tutti
voi un altro modo: silenzio, chiarezza,
essenzialità.
Ho potuto sperimentare sulla mia carne
viva dolore e sofferenza ma anche, a tratti,
uno zazen profondo: respiro dentro,
respiro fuori, nel vortice di una perfetta
immobilità.
Lì, tutto, è, con naturalezza presente e
assente.
Allora mi pongo una domanda: chi sono
io quando egoismo, altruismo, presunzione
e modestia collassano? Chi sono io al di là
del giudizio mio e degli altri? Cosa mi
viene incontro?
Ora so che questa è la direzione e l’urgenza.
Vi ringrazio tutti sinceramente per
avermi messo nella condizione di godere si
questa opportunità.
Marzio
Senza produrre rumore la
perla dei miei occhi è
caduta del fuoco e
cieco, vedo meglio di prima.
Un cetriolo mi guarda. Gli
sorrido trovandolo buffo.
Buttati nella fornace si
brucia senza lamenti e
quel che resta è niente.
Uno sguardo sereno.
Non dirò mai più:
questo non posso farlo!
Salvatore Hakuho |