Editoriale - di Roberto Kengaku Pinciara
Sedermi e iniziare a scrivere questo Editoriale, questa volta, lo faccio a malincuore, con profonda tristezza e malinconia. Avrei lasciato, com'è nostra abitudine del resto, ad un allievo l'apertura di questo Notiziario di KomyoJi; invece no, lo farò io, perché è mio compito e dovere.
Un caro amico, anzi, il caro amico, l'eremita di Costa Pelata, così lo si chiamava noi, è andato a ricongiungersi con il Grande Corpo.
Si, Pino o Giuseppe Pertusi come dall'anagrafe, non è più con noi. Il giorno 7 gennaio.si è spogliato del suo corpo ed è entrato nel Nirvana. Il Nirvana per noi Buddisti è il regno oltre la vita materiale.
Non importa che si sia credenti oppure no, che lo si chiami Dio o Universo o Grande Spirito, sono solo parole che cercano di esprimere la stessa verità.
Il fatto è che, ora che il suo corpo non è più, sarà libero di andare e venire a suo piacimento e senza alcun impedimento dovuto alla vecchiaia o alla malattia.
Ora io, che non avrò più il pretesto di andare a fare due chiacchiere "su da lui", sarò ancora più pigro, e Costa Pelata sarà più sola di prima.
Come ricordarti? Come far uscire dal cuore qualcosa che in questo momento sento come un peso, un masso che mi rattrista e che mi soffoca pensieri e parole?
Per noi di questa Comunità che da anni hanno messo radici su questa Costa, tu rappresentavi un simbolo. Ci sarà difficile pensare d'ora in avanti a Costa Pelata senza il suo eremita, il solitario, il vecchio brontolone, orso come nessun altro ma che non esitava ad offrire a chiunque passasse per di qua, un bicchier d'acqua, una grappa, un caffè ma soprattutto un sincero sorriso, di quelli che oggi sono davvero pochi.
All'interno di questo numero troverete, oltre ad un ricordo dell'amico scomparso, altri testi, articoli e avvenimenti. Ricordiamo a tutti che ogni contributo letterario verrà valutato e inserito nei prossimi
numeri. Ringraziamo sin d'ora tutti coloro volessero partecipare collaborando alla stesura di questo notiziario.
A voi cari amici, sostenitori e lettori di queste pagine, a voi tutti Soci e simpatizzanti, praticanti e no, vadano i miei più sinceri auguri di un buon anno, e che lo sia veramente, indipendentemente da tutto quello che possa accadere sia che a noi piaccia o che a noi non piaccia.
Che sia un buon anno comunque, indipendentemente vogliano gli dei o la sorte. Sia un anno che ci trovi sempre col sorriso e l'animo sereno, perché mai il divenire possa trovare nel nostro cuore una fessura di tristezza e nelle nostre menti un solo attimo di delusione.
Perché è della delusione e della tristezza che si compiace e si nutre il male.
Auguro, insieme alla Redazione tanta serenità e pace a tutti.
Poche parole per una lunga gestazione. Questo Notiziario, difatti, senza volerlo, alla fine ha preso un suo respiro, arrivando a stringere in un abbraccio unico il ritiro estivo 2007 e questi primi mesi del 2008. Fino alla morte dell'amico Pino.
Succede. A volte succede che ci si fermi stupefatti, sotto un cielo stellato o sotto il peso di un dolore. Del resto il nostro è un cammino, cioè una cosa viva, e accade che certi snodi o certi incontri facciano rallentare. Detto questo, eccolo qua il nostro Notiziario. Scandito come un metronomo dai suoi passaggi canonici: il ritiro estivo, quello invernale,qualche attività (lo stage di Aikido) e qualche visita (al Tempio di Fudenji). Poi, il programma prossimo, a Komyoji e nei dojo di città. Vita quotidiana, verrebbe voglia di dire. Pratica sincera e silenziosa. C'è un sogno, però, un sogno che serpeggia lungo tutte queste pagine; un sogno che guarda avanti mentre rammemora quel che è stato, la storia di questa Costa Pelata che, ora, pelata proprio non è più. Agli ultimi ritiri, difatti, abbiamo messo letteralmente le mani dentro il vecchio dojo di legno, il primissimo nucleo di quel che diverrà Komyoji, per far pulizia ci siamo detti, in verità con la speranza, il sogno appunto, che potesse di nuovo vederci seduti in zazen. Molti di noi, difatti, lì hanno vissuto la loro prima esperienza di zazen e di sangha; molti di noi, per questo, vorrebbero farlo di nuovo, connettere quanto c'è di fresco nella nostra Comunità con questa pietra nell'acqua, quest'acqua sorgiva, perché col maglio dei suoi venti anni dia slancio ai nuovi e profondità agli anziani.
Un'ultima cosa. Lì dove serve proponiamo la lettura di qualche riga di un uomo schivo, un viaggiatore solitario che, qui e là, nei diari che ci ha lasciato (è morto, nella sua Ginevra, nel 1998), luccica come rugiada all'alba. Si tratta di Nicolas Bouvier, che, fin dal suo primo viaggio in Giappone negli ormai lontani anni sessanta, s'impone per la pulizia dello sguardo. Del resto, per chi come noi è in cammino, quale compagnia migliore di chi ha annotato: Non si viaggia per addobbarsi di esotismo e di aneddoti come un albero di Natale, ma perché la strada ci spiumi, ci strigli, ci prosciughi… Senza questo distacco e questa trasparenza come si può sperare di far vedere ciò che abbiamo visto? Diventare riflesso, eco, corrente d'aria, invitato muto all'estremità del tavolo prima di fiatare?
Buona lettura.
La redazione