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Notiziario n° 4 Autunno 2008 | >Archivio storico

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Per la redazione: Kengaku Pinciara, Hakuho Sottile, Marzio Bomitali, Koho Rigoni
Per le foto: Myoshin Censi


Andare al di là, l'ego abbandonato, forza vitale dello spirito - di Ludger Tenryu Tenbreul

Nella nostra pratica, nella nostra Via, non si tratta di sforzarsi di raggiungere il nirvana o il risveglio, di prenderli per oggetti, ma ciò non significa neanche, ben inteso, che risveglio, nirvana, liberazione, non esistano. Essi esistono nel fondo dello spirito. Ecco perché possiamo dimenticarli, dimenticarci noi stessi, divenire l'ego liberato da se stesso e abbandonarci semplicemente alla pratica del momento presente. Quando ci si consacra alla pratica, giorno dopo giorno, qualche cosa si integra profondamente in noi, non sappiamo veramente che cosa sia e non è neanche necessario saperlo. Dobbiamo semplicemente coltivare il campo vuoto altrimenti detto coltivare il sé vuoto, l'ego liberato da se stesso. L'ego liberato da se stesso significa uno spirito tranquillo e stabile che non si attacca ad alcun oggetto e riposa semplicemente nella corrente naturale dell'esistenza, cioè nella situazione di puro potenziale aperto in tutte le direzioni. Questa situazione di potenziale è la sorgente naturale della nostra esistenza, la vera acqua pura.

Nessun istante della nostra vita è in attesa dell'istante successivo, non possiamo ritornare a prima di questa respirazione, né sorpassarla. Il fatto di ritornare a questa respirazione di qui e ora ci fa tutto ad un tratto provare che cosa può essere la vera dimensione della vita…

 


E' nel momento in cui lo spirito si ritrova solo nel più profondo di se stesso che si esprimono, nel silenzio, la forma impassibile della montagna ed il suono del fiume e là essi testimoniano di una realtà che ci supera e della sua natura insondabile. Il sutra delle montagne e dei fiumi scorre fin dalla notte dei tempi in fondo allo spirito. Ha un suono molto antico ma che non perde mai nulla della sua freschezza, né della sua purezza. Il silenzio del dojo, il silenzio intenso di zazen sono della stessa natura di questa realtà, come se essa fosse profondamente impregnata nel corpo e spirito dell'essere umano, risvegliata qui e ora attraverso la postura e l'esperienza del sedersi… Questa realtà riprende vita nella solitudine dello spirito ritirato in se stesso e dà all'essere una dignità che egli non avrebbe mai potuto acquisire da se stesso. Questa dignità, che riceviamo come un dono dall'universo, riprende ogni volta forma attraverso la postura eterna di Buddha, attualizzata nella pratica quotidiana. Tentare di farci un'idea o di esprimere a parole che cos'è questa realtà fondamentale, questa dignità, non può condurci che ad un vicolo cieco. Non possiamo che riconoscere che essa ci supera, che essa supera qualsiasi nozione, qualsiasi idea alla nostra portata. Pertanto, come diceva Katagiri Roshi, è importante sforzarsi di testimoniare questa realtà vivente.
E' sufficiente che lo spirito e il momento siano in unità perché essa si manifesti istante dopo istante. E' così che si realizza in noi il vero corpo dell'essere umano… il corpo del silenzio, il corpo della legge originale, il corpo del presente. Quando qualcuno si immerge completamente nella postura abbandonando inconsciamente, naturalmente, corpo e spirito e realizza così il non ego, l'essere vuoto di se stesso, si può dire che l'antico Buddha, seduto dalla notte dei tempi in zazen, si risveglia e anche che, come lo esprime Dogen Zenji nel Bendowa, l'intero Universo del Dharma prende questa postura e lo spazio infinito realizza il risveglio.

Vista da un lato, la legge universale del Dharma si manifesta come un mondo complesso, pieno di contraddizioni, di opposizioni, di polarità dipendenti le une dalle altre; da un altro lato essa può svelarsi come il mondo della realtà pura, il volto diretto del tale e quale. Questa questione che riguarda la natura della realtà stessa dobbiamo assolutamente affrontarla, ci riguarda nel più profondo. In fin dei conti se si considerano tutte le esperienze che abbiamo potuto fare nella vita in che cosa consiste la nostra esistenza? A che punto siamo? Questa questione esistenziale non lasciava in pace gli antichi uomini della Via, altrettanto oggi quando essa si manifesta all'interno di sé smonta rapidamente le quinte del mondo moderno, generalmente superficiale e materiale.
Si può dire che essa riposa già, in quanto germe, all'interno dell'esistenza e che si rivela quando diviene attiva poiché le condizioni o la situazione del momento le sono favorevoli. Il vento acre dell'impermanenza fa rinascere questa questione, a volte giusto sfiorandoci la pelle,
ma tanto più se si è toccati fino al midollo.
La Via e il koan della nostra esistenza, che si rinnova senza sosta, sono una sola e unica forza che agisce costantemente.
A partire dal momento in cui questo koan, questa questione esistenziale, hanno veramente maturato in noi e ci penetrano fino in fondo, essi divengono naturalmente, inconsciamente intensità di spirito, concentrazione; il sogno del mondo dell'illusione può essere infranto in un istante e lo spirito penetrare direttamente il regno della vacuità. Il momento presente nella sua interezza, zazen, l'ego abbandonato, sono una realtà inseparabile. La vera libertà del non ego, dello spirito che si abbandona, è che esso può prendere qualunque forma senza più aver paura di perdere la vera propria natura che è originariamente senza sostanza. Allora, senza fuggire il mondo ordinario, ci si può aprire largamente all'esistenza così come essa è, con il forte sentimento che la Via poggia direttamente sotto i nostri piedi.
Quando ci si mette completamente a disposizione, ci si dimentica di se stessi, è là che può manifestarsi una forza che ci supera e che ci permette di fare un passo in più quando si arriva in cima al palo. E' in quei momenti che si ritrova la magia naturale della vita, il nostro suono originale. Questo suono che si può sentire come il potere di Kanzeon ci riporta ad un paese di origine che si era quasi dimenticato ma che si porta sempre dentro di sé. Da là possiamo apprendere l'incredibile estensione della nostra cecità, così come l'ampiezza insondabile della realtà. Questo rivolgimento interiore, questo risveglio, ha luogo in ogni tempo, non è né antico né moderno, poco importa che prenda il suo tempo per apparire nel fondo dello spirito o che abbia luogo improvvisamente, dà alla vita un nuovo slancio, come una corrente elettrica, risveglia qualche cosa in noi che sfugge alle categorie del pensiero, indipendentemente dalle nostre capacità, dal nostro sapere o dalle nostre pretese; qualche cosa che come una stella del mattino invisibile dà al nostro spirito un orientamento, un senso.
Al tempo stesso è come ritornare a casa.

La forma vivente del Buddha è a nostra disposizione e a partire dal momento in cui la pratichiamo comincia a guidare le nostre mani e i nostri piedi, a utilizzare i nostri occhi e le nostre orecchie. Questa forma vivente ci è stata trasmessa così come lo stato di spirito che dà vita a questa forma. Non sta che a noi di trovare la fiducia e la fede che ci permettano di affidarci completamente al potere della forma vivente di questa Via... Se la forma è praticata con corpo e spirito interi è essa stessa che crea lo spirito che non ha luogo fisso e non stagna da nessuna parte. Questo spirito non possiamo né conoscerlo né possederlo, noi non lo vediamo con i nostri occhi sebbene esso ci circondi da tutti i lati fino all'infinito. Anche se non possediamo nulla è in lui che riposa ciò che è per noi più prezioso, il nostro vero potenziale. Sebbene sia vero che l'ego non ha sostanza propria, tuttavia ciascuno ha bene il sentimento di esistere. Penetrare completamente nella forma, nella postura e spirito di zazen significa non essere più fissati sull'immagine di sé stessi che ci si fa abitualmente, ma fare l'esperienza di tutto il retroscena, in tutta la sua estensione.
Zazen significa rifare senza sosta l'esperienza della nascita e della morte dell'ego… significa non sé, ego vuotato da se stesso, ciò significa alla fin fine tutto questo immenso insondabile retroscena. Ecco perché non si può infine realizzare il vero sé se non attraverso il non sé… accettando il non sapere, non possedere, ed affidandoci alla forma vivente della pratica avanzare semplicemente, passo dopo passo, come qualcuno che, in piena oscurità, è sicuro della sua strada poiché gli basta giusto, come diceva Kodo Sawaki, illuminare lo spazio che ha davanti ai propri piedi.

Colui che avanza così, questo spirito, non brilla in maniera spettacolare ma emette inconsciamente, naturalmente, una luce tranquilla… possiede il se stesso in sé, la saggezza di ritornare alla realtà di qui e ora che lo conduce... Il ritorno al presente è la realtà intemporale e trascendente dell'ego vuoto di se stesso realizzata di istante in istante. La forza vitale del non ego, del non essere, è dovuta alla sua natura intemporale, di istante in istante essa è il costante nell'effimero e l'incoglibile nella forma concreta. Al di là dei concetti di grandezza o di piccolezza si attualizza in quanto presente vivente e attivo e non è interessata alle nozioni di Buddha o di essere ordinario. L'essere vuotato da se stesso non è solamente una forma senza contenuto, è simile a una porta nel vasto cielo attraverso la quale, come in espirazione ed inspirazione, lo stato d'essere passa a quello di non essere e inversamente come un fiume che cambia polo; è una forza che agisce in rapporto diretto con l'ambiente nel quale si riflette, che riposa in se stessa, attinge in se stessa, essa può divenire qualunque fenomeno. Così Dokan, l'anello della Via, diviene la maniera più naturale di vivere senza inizio né fine, dove ogni passo è solamente per sé, l'azione del momento, realizzazione immediata così come la dinamica che porta al passo successivo… Vi è il momento passato e il momento successivo ma ogni momento esiste indipendente dal successivo e nessun momento è in attesa di incontrare il successivo.
Ci sono gli elementi dell'esistenza passata e gli elementi di esistenza successivi, ma nessuno di questi stati di essere è legato l'uno all'altro. Fare questa esperienza è quello che si chiama il Samadhi dell'Oceano della Realtà. I momenti della vita non sono in attesa gli uni degli altri; ognuno di noi ne fa l'esperienza; declino ed evoluzione avvengono in maniera invisibile e sottile ma allo stesso tempo assoluta. In fin dei conti non ci resta altra scelta che abbandonare l'ego, essere il me vuoto di questo momento presente. E' questo me vuoto che contiene in potenza tutto ciò che può realizzarsi e che porta in se stesso tanto il passato quanto il futuro. Essere liberati dalle proprie chimere è essere immediatamente riempiti del potere del presente nel suo intero. E' la fede in questa realtà che ci permette di prendere rifugio nei Tre Tesori ancora in maniera più profonda.

Ludger Tenryu Tenbreul

 


 

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