Editoriale - di Roberto kengaku Pinciara
Che l'uomo sia una fabbrica d'illusioni è noto e accettato; e che il più delle volte il perseguire le proprie illusioni porti alla delusione è altresì noto ma ben poco accettato.
Si dice: "sbagliare è umano, perseguire nell'errore è stupido". Quante volte lo hanno detto, tuttavia sembra che dalla storia l'uomo non impari nulla. Eccoci nuovamente alle soglie di nuovi scenari di guerra. Forse, non abbiamo mai smesso di fare guerre, sia per arricchirci, sia per aumentare il potere politico, sia per necessità. C'è chi attacca e chi si deve difendere. Comunque sempre la violenza ritorna a galla non come il vecchio salvagente ma come lo sfogo ultimo, l'abbrutimento di questo genere umano.
La violenza è dappertutto, ai confini tra le nazioni, nelle città, nelle fabbriche, nelle scuole e nelle nostre case, ovunque noi posiamo i piedi là resta l'impronta della violenza. Qualcosa che è radicato nel fondo della nostra mente e che non troviamo il modo di sconfiggere o trasformare.
L'essere umano pacifico non esiste, e se mai ne è esistito qualcuno abbiamo fatto in modo di eliminarlo rapidamente. La prevaricazione dell'uno sull'altro non ha mai cessato di esistere da quando siamo apparsi su questo pianeta. Tuttavia continuiamo a credere che l'essere umano sia di natura buona e gentile.
Troppo facile indicare come violento quello che alza la voce o il disperato o quello che non sa frenare i propri impulsi. Una società fatta di repressioni non può far altro che produrre aggressività e violenza. Non per ultima vi è la violenza prodotta dall'ignoranza, dall'ipocrisia, dall'irresponsabilità, dall'opportunismo, dalla menzogna, sicuramente non seconde nella scala delle responsabilità, spolette che innescano quei meccanismi che fanno riaffiorare gli spettri della violenza. |
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Siamo vittime, alla fine, della nostra stessa ignoranza, della nostra stessa violenza. E questo sia nel caso che si vinca o che si perda.
Può esistere qualcuno che vince e qualcuno che perde? Forse sì, alle carte, alla roulette, ma nella vita reale tutti perdiamo qualcosa anche quando ci sembra di aver guadagnato tutto.
La violenza sta dietro alla facciata del successo, della fama, della gloria. Incollati agli schermi per le Olimpiadi ed esultanti all'arrivo dell'ultima medaglia d'oro, ignoriamo quasi completamente le migliaia di persone che hanno perso la casa per dar spazio agli imponenti edifici che hanno ospitato le Olimpiadi. Non è altro che uno degli ultimi episodi d'ignoranza umana sui fatti del mondo.
Non posso certo essere io giudice di queste cose visto che anche la mia casa non è esente dalla violenza; perciò dopo essermi cosparso il capo di cenere e fatto ammenda, mi rialzo in piedi e continuo la mia strada.
Da un insegnante zen, da un monaco buddhista, ci si aspetta sempre il meglio del meglio. Cos'è il meglio? Cosa il peggio? Chi giudica chi? Quando ci mettiamo fuori dalla storia è facile indicare, il fatto è che nessuno è esente dal vivere la propria vita, nessuno è esente dalle responsabilità insite nel fatto di esistere, nessuno può mettersi fuori dalla storia per giudicare. Il tempo scorre per tutti, e se tu pensi che mettendoti seduto puoi guardare la vita che scorre là fuori, con tutti i suoi orrori e le sue ingiustizie senza immischiarti, allora devi sapere che nemmeno la bellezza, nemmeno la gioia nei suoi attimi di apparizione in questo mondo potranno arricchire la tua anima.
E' un nuovo tempo per la vita di Komyoji, per questa comunità che da anni si spacca la schiena sul crinale di questa collina nel tentativo di dar vita ad un sogno, una speranza. Noi non abbiamo aiuti da nessuno, lavoriamo tutto l'anno e buttiamo i nostri risparmi in questo pozzo senza fine senza aver mai il tempo di apprezzare i nostri sforzi.
Quanto costa dar vita ad un luogo di pace e di serenità per coloro che ne cercano l'esistenza?
Una casa spirituale dove poter trovare la pace dello spirito e una Via che conduca alla realizzazione di sé? Quale prezzo si paga per indicare la Via agli esseri? Quali rinunce? Inutile dire perché alla fine non c'è altro modo se non quello di sentirsi parte della storia.
Komyoji ha una storia, certo, anche se pochi lo sanno, una storia giovane forse ma non priva di sacrifici e rinunce. D'altro canto può qualcosa nascere se non dal dolore e dal sudore?
Ora, vi è chi si spacca la schiena tutti i santi giorni per nutrire i propri figli, chi per produrre lavoro per molta gente, chi per cercare di migliorare questa nostra troppo spesso miserevole esistenza; è la nostra pratica, quello che chiamiamo il Gyoji quotidiano. Certamente esistono anche altre realtà, quelle degli spettacoli televisivi, quelle delle imbarcazioni posteggiate a Porto-fino, quelle delle feste in Costa Azzurra, ma per me quelle non sono realtà ma solo finzioni.
Il pianeta vede più affamati e denutriti che di ricchi attorniati da avvoltoi che sperano di beccare qualche briciola che cade dal piatto.
Forse, il sogno di Komyoji non è condiviso proprio da chi si sperava lo condividesse, pazienza, non tocca a noi giudicare, a noi solo tocca di impegnarci a fondo senza risparmiarsi troppo, e quando ci sediamo e incrociamo le gambe doloranti, rese rigide dal lavoro, non darsi troppa pena e non lamentarsi troppo; in fondo, non abbiamo noi scelto di perseguire la Via del Buddha?
Auguro a tutti voi, amici, allievi e simpatizzanti, tanta serenità ovunque e sempre.
Roberto kengaku Pinciara