Notiziario di Komyoji  
 
Comunità Zen di Komyoji
Notiziario n° 1 Settembre 2006 | >Archivio storico

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Per questo numero in redazione c’erano Roberto Kengaku e Salvatore Hakuho
Le foto sono state realizzate da Francesco Censi e Maristella Capraro  





Ho dovuto oltrepassare
la metà della mia vita per percepire
lo sguardo della montagna
ed armonizzare
il respiro
con quello della grande valle.
Ora,
qui ed ovunque,
il sesamo tostato e la notte stellata
hanno
il medesimo profumo.


Mariagrazia


Sesshin, dall’arrivo alla partenza
un unico respiro.
Come il vento di Komyoji
che è parte di noi ma non ci appartiene,
che soffia ora dolce come un antico canto
ora forte come il ruggito del leone
e tocca in egual modo
la valle, la montagna e i nostri cuori
.

Sandra







 




 

Il mistero dietro il simbolo

Una pietra, un pezzo di legno, un oggetto di metallo; non solo: una montagna, un fiume, un fiore, quante volte hanno avuto il potere di trasformare una vita, cambiare il corso della storia.
La vita degli esseri umani è costellata di simboli. Fin dai tempi più remoti l’uomo ha tratto forza e sicurezza dai simboli.
Nei momenti di difficoltà e di paura, quando si era preda dell’incertezza, ecco riapparire nella mente dell’uomo la necessità di ricorrere al simbolo.
Simbolo è la croce, la bandiera della nazione, il cornetto porta fortuna; simbolo dell’amore o dell’odio, della vita come della morte. Il simbolo era, ed è ancora oggi, ciò che unisce e ciò che divide. E’ molto strano come qualcosa d’inanimato possa suscitare tanta vitalità. Il potere che una statua, una bandiera, un’immagine possono avere sulla mente umana è cosa davvero grandiosa.

Pure, dalla tradizione Giudaico Cristiana ereditiamo un monito:  Non farti idoli. Non avrai altro Dio all’in fuori di me.  Come la mettiamo ?
Purtuttavia il simbolo va ben oltre se stesso, rievoca valori umani profondi e attraverso quei valori l’uomo va oltre la sua stessa vita.
Esorcizzare le proprie paure attraverso dei simboli: ecco cosa ha fatto fin ora il genere umano.
Sembra che quella strana creatura chiamata uomo non possa fare a meno di aderire, più o meno fanaticamente, a qualcosa che lo trascenda e lo rappresenti. Qualcosa che vada oltre la sua stessa vita. Vita che è miserevole. Vita in mano a quel destino, ingrato, che oggi ti fa gioire e domani piangere. Un giorno desideri e il giorno dopo rimpiangi ciò che hai desiderato.
Noi tutti, persone semplici, non sappiamo cosa fare della vita umana. Abbiamo bisogno di andare oltre noi stessi e, forse, la donna fa questo dando alla luce dei figli; ma l’uomo, è triste forse ammetterlo, rimane impotente davanti a questo mistero, così si prodiga in imprese no-limits e, quando non ne è capace, dà origine al gioco della guerra.

Il buddhismo insegna che è per la sete di essere che nascono tutte le afflizioni umane. L’incapacità di contemplare la vita umana è la nostra condanna. Eppure proprio quei simboli che abbelliscono le nostre case e le chiese sembrano ricordarci che, prima o dopo, moriamo tutti e tutti ce ne andiamo nel dolore e nella sofferenza ma, soprattutto, nudi.

Questa estate, finalmente, abbiamo avuto l’occasione di acquistare un grande statua di Manjusri (il saggio che siede sul leone) che ha cambiato l’atmosfera nel Dojo.
Per me che siedo in zazen da diverso tempo non v’è alcun simbolo da venerare; lo stesso kesa che indosso, l’abito monacale con cui rivesto la mia persona durante la pratica, è vuoto.
Ecco il punto. Contemplare il mistero che sta dietro e, per dietro, non intendo la parte opposta al davanti, bensì l’oltre, al di là l’oggetto di culto, il simbolo che rappresenta questa o quella fede.
Noi chiamiamo questa cosa il vuoto dell’esistenza. Non un vuoto inteso come negatività ma, piuttosto, qualcosa che neppur qualcosa è e che contiene tutto. E qui, tutto, significa proprio tutto, l’altro e me, l’amico e il nemico (che sono tali solo per contingenze), infine, tutte le infinite esistenze che danno la vita .

Tornando a questa estate: seduti nel Dojo, soli e senza supporti abbiamo, a nostra insaputa, contemplato il vuoto che regna nella nostra vita.
A dir così potrebbe sembrare qualcosa di negativo. Tutt’altro: è grande potenzialità, quel vuoto, grande libertà oltre la libertà stessa, energia che scorre nel mio corpo, nel tuo, nella stanza, nella statua, dentro e fuori questo luogo, indefinibile e indicibile (non nominare il nome di Dio invano).
Ciò che vive nell’uomo non potrà mai essere raffigurato con nulla. Tutto quello che cerca di rappresentarlo ne limita la vastità e ne nega l’esistenza.

Ecco il significato della statua al centro della sala. Senza credo, senza speranza, senza illusione.
Un dito che indica la luna è, per noi, il significato del simbolo.
In altre parole noi diciamo: guardando davanti a te, non dimenticarti che devi andare oltre.
Oltre ogni simbolo, oltre ogni dito che indica la strada, oltre ogni cosa; oltre: ecco dov’è l’uomo nuovo!
Non conta che si comprenda tutto ciò; dentro ogni postura vivente, in zazen e non solo in zazen, v’è quella statua immobile senza alcuna paura che rappresenta l’uomo nuovo.

Kengaku Pinciara




 

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