Notiziario di Komyoji  
 
Comunità Zen di Komyoji
Notiziario n° 1 Settembre 2006 | >Archivio storico

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Per questo numero in redazione c’erano Roberto Kengaku e Salvatore Hakuho
Le foto sono state realizzate da Francesco Censi e Maristella Capraro  



Si prepara il cuore a dire di sì come il pennello affida il suo inchiostro alla carta. Il pennello non è l’inchiostro come il cuore non sempre è pronto a dire di sì; pure, nella postura esatta, nella disposizione confacente, un pennello gonfio agita mari, innalza montagne sulle ignare radure del Sì!








Tra i fiori la lepre mi osserva.
Resto immobile e lei non scappa.
Per qualche istante nel vento,
due cuori e un’anima sola..

Matteo




 
Ricevere i precetti del Bodhisattva

 La promessa a sé stessi è l’impegno morale che l’uomo fa dinnanzi alla sua vita. Per la sua vita, per non perderla nei tanti sentieri della vita stessa.

Ricevere i precetti, non significa aderire a degli obblighi morali di una religione piuttosto che un’altra, ma riconoscere, almeno una volta nella propria vita, che non vi è vita al di fuori di questi precetti.
Il precetto più grande è non negare lo spirito. Spirito che è energia. Energia che non è altro che il soffio della vita.

Durante la cerimonia della trasmissione dei precetti, vengono ad essere elencate una serie di cose da fare e da non fare, ma a me non piace considerare i precetti in questo modo, perché nel momento stesso che mi impegno ad osservare e rispettare il tale precetto, scaturisce nella mente la tentazione che mi induce a tradirlo. Se lo tradisco mi sento libero ma povero, se riesco a non tradirlo mi sento fiero ma represso. Come fare allora? E’ la contraddizione dello spirito.

Il vero precetto e un non-precetto.
Il senso comune dice che il precetto va inteso come un qualcosa che sta fuori di me a cui deve aderire il fedele, ma se qualcosa sta fuori di me, non è me, e come potrei allora onorare il comandamento: rispetta padre e madre come te stesso oppure ama gli altri come te stesso?
E’ questo me stesso che va amato e per essere amato va ben rispettato e quindi capito. E’ per non tradire me stesso che non uccido e non rubo.

Il precetto è qualcosa che, in qualche modo, ha a che vedere con la mia esistenza. Esistenza che è caratterizzata da nascita e morte.
Fortunati sono coloro che non tradiscono i precetti pur non conoscendoli, perché: è bene che la mano destra non sappia mai cosa fa la mano sinistra.

La nostra pratica è fare. Fare e abbandonare. Non fare per tenere, per guadagnare, ma fare e lasciare. In altre parole potremmo esprimere questo con: vivere la vita nella vita e nella morte, perché nulla ci appartiene, neppure la vita stessa
Noi tendiamo ad essere presuntuosi in ogni situazione. Mi chiedo: gli animali, i vegetali, hanno forse bisogno di precetti? Di comandamenti per vivere? No di certo e non per questo sono a noi inferiori . Non sono certo i precetti ad elevare gli uomini al di sopra degli altri esseri.
L’autentico significato di ricevere i precetti è aprire il proprio cuore al pulsare della vita, riconoscerlo fortemente almeno una volta nel corso della propria esistenza. Questa è gioia e autentica fortuna.

Kengaku Pinciara





 

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