Il saluto del maestro
Non si è ancora fatto chiaro, i ritmi della sesshin appena terminata sono ancora dentro e mi dovrei alzare per lo zazen. Mi attardo nel letto: poi decido, mi siedo al tavolino e butto giù questo scritto. Avrei preferito fare zazen, ma sento il dovere di affrettarmi per la stesura del prossimo notiziario di Komyoji. Quindi al lavoro.
E’ da tempo che non mi trastullo con i ricordi, l’attività presente richiede tutta l’attenzione del caso e non mi diverte più giocare a ricordare, se non per esercizio; allora cerco nel lontano passato, ma poi a cosa serve? Ricorderei solo quello che “io” ho vissuto, soggettivamente e quello che la memoria ha impresso sulla base di forti sensazioni e non il fatto reale in sé, quindi a che serve se non per piangersi addosso o per gloriarsi, sempre addosso, oppure per dirsi che uno aveva ragione perché i fatti hanno dimostrato che…
Meglio occuparsi di ora, di adesso, di questo silenzio che avvolge sempre Komyoji. Silenzio rotto solo dai miei pensieri o da qualche discussione con la mia compagna riguardante la gestione della famiglia o del Centro.
Comunque è stata una bella sesshin! Non bella nel senso che avrebbe potuto anche non essere bella, ma bella perché vissuta onestamente da tutti.
Impegno, serietà, disponibilità, cose che non sono passate inosservate e, a nostra insaputa, qualcosa è cambiato. L’atmosfera ha generato un cambiamento nelle coscienze e lo si è visto dalle decisioni prese. Qualcuno si è fatto avanti per la Presidenza dell’Associazione e lo stesso è accaduto per la Segreteria. Quando dico che qualcuno si è fatto avanti non nascondo che l’ho proposto io, ma il momento era giusto, la situazione contingente era all’unisono con la coscienza di coloro che hanno accolto l’invito con slancio; in questo, la cosa si dice essere reale, non forzata, non imposta, non fuori tempo.
Certo, ora che finalmente non sono più il presidente, il segretario, il contabile, l’amministratore, il tesoriere, posso finalmente occuparmi della conduzione spirituale.
Per diversi giorni, prima dell’alba, mi sono alzato come tutti gli altri, ho indossato il Kesa, sono andato a fare san pai davanti al Maestro Narita e poi sono entrato nel Dojo dove tutti aspettavano in silenzio. Dopo l’offerta dell’incenso e san pai per le vostre posture di Buddha, mi sono seduto anch’io.
Sembra che durante le sesshin non si faccia nulla al di fuori dello zazen, ma solo alla fine ci si rende conto di quanto lavoro si è potuto fare. Anche le tensioni dell’inizio hanno lasciato posto piano piano ad una quiete interiore che ha permesso di scavare più in profondità.
Qualcuno riceverà i Kai di Bodhisattva durante la prossima sesshin di Dicembre, forse qualcun altro ci sta pensando, non so, ma non mi importa, perché quando il momento è giunto tutto arriva armoniosamente.
Il rientro a casa spesso fa dimenticare i momenti della sesshin, ma anche questo non importa, perché solo quello che impressiona fortemente il nostro cervello profondo creerà un buon karma futuro; tutto il resto passerà come è giusto che sia.
Il mio augurio, per i prossimi mesi, è che possiate continuare la pratica e fare attenzione perché la vita è un bene prezioso e sprecarla non è buona cosa.
Grazie e a presto.
Kengaku Pinciara